lunedì 22 settembre 2014

Izzo, gli scritto segreti e i delitti rituali

E' l'omicida più inviso, eppure seconde me non sappiamo ancora niente del vero detenuto da quasi mezzo secolo nei penitenziari italiani, accusato di orribili reati. Ma io dico che le cose non stanno solo come è apparso. C'è di più...ecco racconti terrificanti mai svelati, che sono la mia formale denuncia.

Dicevo che in carcere Izzo ha soprattutto scritto. Ha scritto tanto. Fino a farsi venire una tendinite così seria da dovergli bloccare un braccio. Prima di tutto perchè in carcere non c’è altro di buono da fare e  lui ci sta da più di quarant’ anni. Per qualche periodo ha avuto limitazioni, tipo non poter scrivere, leggere i giornali, vedere la tv, frequentare gli altri detenuti, ma questo è durato il tempo degli isolamenti o dei provvedimenti stabiliti dai magistrati per cattiva condotta o misure precauzionali. L’isolamento credo più lungo sia stato quello in coincidenza con il processo per il duplice delitto di Ferrazzano con cui è ricaduto all’ergastolo, dopo quello comminato per il massacro del Circeo: circa un anno senza nulla. Dopodichè avendo confessato e accettato di patteggiare, si è svolto il processo, è stato condannato in tutti i gradi, ed è tornato a fare la solita vita dietro le sbarre. Cioè ha ripreso a scrivere. Poi uno dice, perchè si confessano i reati in quel modo bruto! E almeno si torna al solito tran tran. 
La cella di Izzo è sempre stata e lo è ancora di più adesso una specie di biblioteca. Libri ovunque, una sedia adattata a poltrona, un fornelletto di quelli da camping, l’armadio, la tv, il suo inseparabile piumone. E ora anche la mia foto, quella di mio figlio Jacopo e quella di Reebel, la rottwailer che mi ha convinto a prendere per farmi da guardia e da compagnia. Tante altre foto sono andate distrutte, cioè mandate al macero,  per ordine dei giudici dopo che è dovuto tornare dal 2005 alla pena più grave per quello di cui è stato imputato di un duplice delitto.. 
Ho sbirciato la sua cella, cioè quello che si può vedere da un corridoio durante un colloquio, fermata subito da un agente al quale Angelo aveva chiesto se potessi solo dare una occhiatina. Lo ha chiesto non con supplica nello sguardo, ma con la fierezza di chi voleva mostrarmi che ho scelto un compagno ordinato e soddisfatto anche del poco e del circoscritto. Un cosa straordinaria per uno che dicono fosse un riccone, abituato a metri e metri quadrati di stanze, che si racconta come chi spende anche mille euro in pochissime ore, che quando è stato latitante per esempio a Parigi in un mese ha bruciato cento milioni di allora, un tipo d’uomo che racconta che i soldi quando ha potuto li ha contati a mucchi, che per il profumo delle banconote farebbe rapine, che però è così generoso che ha le mani bucate. Queste cose le dice e ti guarda con gli occhi a valvola elettrica e se ridi ti attraversa come una scarica. 
Sarà vero? Io l’ho sempre e solo visto come un vero poveraccio, con gli abiti portati dalle suore, o regalati dai compagni di cella, con una fame di soldi da un pezzo di pane, con tanti che dicono di averlo sostenuto tantissime volte, con certi religiosi che avallano che gli fa bene un po’ di cristologia e cioè vivere in miseria e doloroso bisogno, insomma pure un ex  Pariolino che sogna una vita da my lord  ma che ha fatto solo e sempre galera. E che in galera uno ci stia da nababbo a me pare una balla bella e buona da quelli che vogliono mandare in giro più fumo che arrosto, così come si dice dei boss che stanno a champagne ma se poi vai a vedere come sono ridotti si capisce che ho ragione.

Quindi prendiamo per vero che Izzo non sia quel dandy che si racconta e che sia fantasia la sua vita da galeotto super benestante con i vassoi di aragoste.  Quello che non gli manca sono certamente i libri. E quanto serve per scrivere. Da quando ci siamo sposati ho la casa zeppa di fogli, di manoscritti, di pagine e pagine che mi ha messo nella borsa tra i panni fiero di avere una lettrice appassionata anche se super critica  come me. 
“Ma puoi scrivere tutto ciò che ti pare, Angelo?”, ho azzardato. Forse questa domanda non la dovevo fare. L’ho visto strabuzzare gli occhi e fare una fatica micidiale per contenersi. “Cosa vuoi, che mi mettano la censura?”, mi ha zittito. 
Mi sono ricordata di quando a scuola il professore di italiano ci spiegava “Le mie prigioni” di Silvio Pellico e diceva che se gente come lui, come Gramsci, come tanti poeti e autori,  avevano  scritto pagine indimenticabili era perchè la segregazione fa volare l’anima. Avete mai letto le poesie di Nazim Hikmet, il poeta turco nazionalizzato polacco, detto il “comunista romantico”, rinchiuso per più di dodici anni in Anatolia per le sue idee, che ha scritto tra le più belle liriche d’amore? 
Una dice:  “Il più bello dei mari/ è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli/ non è ancora cresciuto./ I più belli dei nostri giorni/ non li abbiamo ancora vissuti./E quello/ che vorrei dirti di più bello/non te l’ho ancora detto”. Sentite tutto il dolore struggente della lontananza? 
E l’altra meravigliosa: “Chi sa non ci ameremmo tanto/ se le nostre anime non si vedessero da lontano/ non saremmo così vicini, chi sa/ se la sorte ci avesse divisi”. 

La prima lettera che ho indirizzato ad Angelo, al carcere di Velletri,  è datata 8 novembre 2009. Dice:
Caro Angelo,
mi presento.  Mi chiamo Donatella Papi. Ho 53 anni, faccio la giornalista ma non lavoro in una redazione attualmente anche se in passato sono stata al Giornale di Indro Montanelli. Andavo a scuola al Mameli, ricordi?  
Lui ha subito risposto: 
Cara Donatella,
ti sembrerà una cosa un po’ magica, ma quando ho ricevuto la tua lettera ho come sentito prima di aprirla che era qualcosa di molto “speciale”. E leggendoti mi ha affascinato come per vie invisibili il destino ci ha fatto incontrare… o forse ritrovare. È tutta la vita che ti aspettavo.


Da quel giorno ci siamo scritti lettere a raffica. Lui soprattutto, una ogni giorno da tre anni a questa parte. Lettere di emozioni, ricordi, sentimenti, abbiamo scomodato tutto il creato letterario e la lirica amorosa, con citazioni, frasi, dediche. Mentre io sono più analitica, Angelo è un bibliotecario delle passioni e sa come parlare al cuore in modo soft e delicato, come scegliere parole come piume. Le citazioni che gli vengono meglio, oltre a Shakespeare, sono quelle del Cirano. “Sai quando lui dice...” va ripetendo. Quando ne parla ha gli occhi così velati che si capisce cosa gli si agita dentro. Si vede goffo, si sente impacciato, sa che basta un non nulla per farlo diventare rosso, e questo non collima con l’idea che ha di sè, cioè con l’altro Izzo, quello che gli "rugge" nel petto, un cavaliere, un samurai, uno che mi ha detto: “Principessa, depongo la mia spada ai tuoi piedi, mi hai catturato, vinto e sedotto. Ti bacio dappertutto. Sei la vita mia”. E cita tutto un repertorio vastissimo di letteratura, di cinema romantico che arriva alla musica contemporanea, in particolare a Lucio Battisti. Mi ha talmente infiammato che siamo andati avanti mesi e mesi a rimpallarci poesie tra le più famose, intervallando lettere con incontri fatti di divieti ma anche di scintille così ardenti che non ci siamo accorti della distanza. Izzo che conosco io è un seduttore, leggero come un soffio, penetrante come un fulmine, gentiluomo d’altri tempi per un verso ma dall’altro un maschiacchio focoso. “Non ti tocco oltre perchè è una scelta. Siccome la fama è delle peggiori e sono rinchiuso qui dentro non accetto che nessuno possa mai imputarti cose non degne di mia moglie, e tu sei bella dentro e fuori. Ti prometto che arriverà il nostro tempo. E’ sicuro e certo come la notte e il tornar della luce”.
Saranno le promesse e gli incantesimi di un manipolatore? E che dirà la gente e i tanti offesi? “Per questo mi fermo”, risponde lui. 
A parte che se uno è convinto non ha bisogno di allinearsi a ciò che dice la gente, anche lui ammette che “l’amore può tutto”, ma capisco il senso a cui vuole portarmi. E' considerato il killer italiano più inviso, per cui sembra una provocazione folle volerne fare un Romeo, una mancanza di rispetto per chiunque. “Tu non parlare troppo di me...dì pure che sono ruvido, un po’ anaffettivo e cinico. Vedrai che non ti troverai male”.

Io in verità ho fatto leggere le sue lettere ad alcuni selezionati: sono rimasti chi sorpreso, chi abbagliato, chi perplesso, chi ha detto che è pura fantasia, chi è convinto che sia l’arte di una vera canaglia, chi dice che recita una parte da campione e chi parla di personalità doppia tipica di quelli come lui. Però ci sono state anche persone diverse dal coro dei colpevolisti, che invece hanno visto altro e pensano che io abbia qualche ragione a voler andare fino in fondo. In particolare ci sono due o tre che si sono messi a fare riflessioni molto approfondite e hanno tesi diverse da quelle circolate fino ad ora, di cui parlerò più avanti.
Anche perchè la produzione che gira di cose che risultano scritte da Izzo è  tutt’altro tipo da quello che scrive a me. Cosa strana, però, non ha mai pubblicato niente, ha riempito fogli e fogli da decenni ma mai nulla è arrivato nemmeno per caso in libreria. Che fine ha fatto tutta quella roba che ha scritto? Che sia solo un passatempo di Izzo è un po’ troppo per crederci, anche perchè le volte che i magistrati si sono messi a cercare hanno avuto tra le mani cose da far accapponare la pelle e restare indignati senza fine. Uno dei capolavori più che noir è “The Mob”, una specie di romanzo autobiografico di scorribande dei terribili ragazzacci degli anni Settanta tra mala trasteverina, Parioli alti, marsigliesi, militanti di destra e sinistra, rapinatori, trafficanti e agenti segreti.  Pagine e pagine di una sorta di romanzo criminale scritto quasi con il peggio che una mente possa concepire, cioè tutto amorale, in cui i protagonisti sono solo banditi, ladri, malviventi, perversi che ne combinano dei peggiori colori in una  Roma della strategia della tensione deviata, tra scioperi, botte, arresti, attentati, omicidi e fatti raccapriccianti.  Manco fosse narrativa estrema o pornografia pura, una scrittura scriteriata, vandala col piacere di essere vandala, dove non si eleva il benchè minimo alito di etica. Roba che avalla che chi scrive è un violento di stampo fascista, malato mentale, con fisime omicide e una mente depravata.

Un giorno dopo l’ennesima sollecitazione a leggere altre pagine nere e una nuova produzione di circa 700 fogli, appena  un po’ meglio delle altre ma sempre del genere che dicevo, sono sbottata. E gli ho fatto un scenata che sono arrivate le guardie.  “Perchè non scrivi come scrivi a me?”, ho urlato. Si è messo seduto, con le gambe allargate, ha avvicinato la seggiolina, mi ha preso le mani e mi ha guardato fisso: “Mi ami? E allora fatti bastare questo”. Poi mi è stato ad ascoltare paziente per più di un’ora, senza battere gli occhi, si è preso una sberla, uno sputo anche, mi ha visto piangere e si è preoccupato, mi ha consolata, si è rimesso seduto ad ascoltare, mi ha di nuovo preso le mani e poi alla fine credo non potendone più mi ha seccato: “Ma perchè, cosa c’è che non va bene in queste descrizioni?”. Mi sono cadute le parole di bocca e mi sono ammutolita. Quindi mi ha fatto capire che sono la donna più scema che ha conosciuto che va a dire a tutti quanto è bello, bravo e magnifico il marito che per giunta è uno che tutti credono sia un mostro. “Ma sì, io voglio che tutti dicano quello che io penso di te e che ti vogliano bene come ti amo io”. Piange. A questo punto piange: “Vieni qui, che ti abbraccio un po’”, dice e poi mi parla sempre del mondo cattivo e anche che i cattivi esistono, sembrano buoni e virtuosi ma quando tirano fuori gli artigli fanno male. Intanto di nascosto ha  intrattenuto un rapporto col solito altro tale che chiede manoscritti in cui lui, il promesso autore, è il protagonista del mondo più zozzo e seriale che si possa narrare. Il mostro che racconta efferati omicidi e fatti di sangue senza remore sulla penna.

Vi pare educativo? Noi teniamo la gente in carcere, spendiamo,  per sapere che stanno lì a immaginare, pensare e scrivere peggio di quello che hanno fatto.  Non che non sia andata dal direttore, educatore, psicologo, comandante e non abbia eccepito che quando Izzo è stato riarrestato per i delitti di Ferrazzano chi lo accusava fece notare che in carcere scriveva cose che avrebbero dovuto mettere in allarme soprattutto chi lo seguiva per la riabilitazione. Ma è questo il punto. Non ci crederete, loro, i riabilitatori che paghiamo e che dovrebbero garantirci dai pericolosi assassini dicono che è bene che essi tirino fuori tutto il male che hanno dentro. Più ne hanno e più ne mettono. Io penso che sia allucinante. Ho sbattuto porte, urlato, ho implorato, ho quasi minacciato, mi sono messa seduta  e ho chiesto pietà, nulla nulla nulla. Izzo scrive quello che vuole e quello che scrive è quello che vi ho detto. Ma se avesse un’altra scrittura da esprimere? E' accaduto pure a Paolo Choelo, ho fatto notare, che in manicomio è diventato tra più grandi scrittori del tempo. Come lui tanti altri più o meno famosi prima che le carceri diventassero feudo di una "banda" di gente che ha idee sulle riabilitazione estremiste e sciroccate, in barba a quello che pretendono i magistrati con le sentenze e che poi alla reiterazione sono linciati, equipe di volontari esterni che dipendono per lo più da quei politicanti, e altri nascosti, che fuori proteggono i comportamenti più antisociali anche su sesso droga e lotta di classe e dentro credono di aver portato la rieducazione radical-progressista contro i metodi fascisti col risultato di un abbandono e un degrado soprattutto morale da postriboli e da un susseguirsi scandaloso di casi alla Cucchi con botte, finti suicidi e suicidi veri di chi non ce la fa più. Poi ci sono i tagli e non c'è un progetto normale possibile, studio, lavoro per provare a far passare qualche ora pulita e produttiva a queste sia pure a canaglie tenute come un circo di bestie feroci alimentate a sangue e pensieri malati, e non voglio pensare a quello che mi ha raccontato Angelo di orribile relativamente a pratiche da insospettabili lager con protocolli di condizionamento che sono più subdoli dei racconti di Kubrick in "Arancia meccanica", ma con lo stesso risultato. Se dico ad Angelo "ti abbraccio", lui con un riflesso condizionato dice "no" e poi si tuffa poveretto a farsi un po' consolare.  Per non dire quello che ho intuito di altri. E le circostanze inimmaginabili da denuncia alle corti di Strasburgo che mi hanno raccontato alcuni dei suoi compagni ridendo fintamente come pagliacci col di dietro piegato in offerta al miglior saio passante. Ma che non lo sappiamo che in carcere ci vanno i preti sporcaccioni e depravati a togliersi i vizi? Questa è la punizione dei malvagi e dei figli di un dio minore? O è invece anche un giro di prostituzione in cui si fanno cadere i deboli e i più soli? Non sarebbe il caso che il carcere diventasse il luogo dove uno riflette ed è obbligato a tirare fuori il meglio senza tanti stanziamenti per rubare di più. "Perchè non scrive poemi, ci provi", mi hanno risposto taluni superiori con le foto in bella vista di cardinali e monsignori che vanno a benedire questo tipo di strutture insindacabili, avvertendomi che la censura alle lettere con i parenti è una misura che può arrivare in un batter d'occhio. Ahhh.. le lettere d'amore a me sono a rischio, ma i racconti da cesso no? Ho prove di ferro su provocazioni per una denuncia epocale. Aspetto che cadano tutti dentro il sacco, anche i pezzi grossi e quelli fuori che manovrano, sia chi sia. E Izzo fino a che non cambiano le cose per lui e per tanti non ne vuole troppo sapere di dimostrare che non è un vero mostro. “E dai - mi dice -  è un segreto tra noi!”. Ma io sospetto cose gravi e gli ho anche rimproverato che a forza di persone che scrivono in modo spregiudicato, tanta editoria è piena di balle, di sconcio, di falsificazioni, non si sa mai nulla di vero sia pure narrativo su decine e decine di vicende di cronaca nera, di fattacci e di cose terribili, tutte ammantate di ipotesi certamente accattivanti e ad alta tensione ma che non portano a che pochissime verità, anzi nessuna. “Uffa!”, sbuffa lui. “Basta!”, reagisco io. 

Finirà? Sì finirà che la gente si fodera gli occhi e tappa le orecchie, che i media non sanno, che tutti fanno finta di niente anche se si parla delle carceri e di sovraffollamento con  i big delle istituzioni che promettono solo indulti e amnistie.  O dovrò adeguarmi io a  Izzo Uno e Izzo Due, ossia il serial killer gost wraiter e il poeta lirico del mio cuore. Non credo che andrà avanti questa messa in scena più tanto a lungo, perchè io pubblico pagine tali a firma di Izzo, ricordando che ho il suo mandato nero su bianco pubblicamente reso noto e che ribadisco per bloccare qualunque altra pubblicazione senza il mio consenso, per cui se c'è un solo magistrato o una sola persona per bene si aprirà presto l'inferno, altro che la letteratura di un pazzo.  Si comincia finalmente a indagare sul serio non per la gloria narrativa, per la sicurezza delle donne, della gente, per fermare una catena di morti soprattutto da arma da taglio che più tentano di fare leggi specifiche e più aumentano, sia pure con la buonafede di tanti. 

Mi riferisco a questi racconti qui. Leggete e poi vediamo che si gira dall'altra parte. 

“Finito lo spettacolo degli ingressi Valerio e il Secco si allontanarono e andarono a passare la mattinata ad un pub in un paese della Ciociaria vicino Anagni. Fra panini, canapè, toast e birra fecero ora di pranzo. Ma la sentenza era prevista per il tardo pomeriggio. Decisero così di allungarsi ad un santuario non lontano in cui tanti anni prima avevano fatto un patto ed erano divenuti fratelli di sangue. L’ abbazia di Valvisciola, un’ abbazia Templare in gran parte in rovina. Entrarono nella cappella sconsacrata da secoli a pregare. Pregarono perché Angelo e Valerio fossero assolti. E pregarono alla maniera Templare come quando erano ragazzi. Terminando: “ Niente per noi  o Signore, ma per la gloria del Tuo nome.” E furono assaliti dai ricordi.
In quella cappella medioevale era successo qualcosa di molto importante tanti anni fa, lo racconta in uno scritto sempre nei suoi racconti Angelo. Scrive : “Finalmente arrivò il giorno degli  iniziati al Sacro Ordine  del Drago, della Croce d’ oro  e della Rosa rossa. Era il giorno della candelora e la cerimonia cominciò con la lettura di un brano della regola Templare scritto da Bernardo di Chiaravalle e un bacio sulle labbra al Gran Maestro, una cosa molto simile all’ iniziazione dei Templari, ma poi passammo al rito di sangue. Eravamo in nove attorno ad un tavolo con il viso sprofondato nel buio. Tutti scalzi indossavamo delle tuniche bianche con sopra cucita in corrispondenza del cuore una rosa rossa. Oltre Colui che presiedeva la cerimonia c’eravamo io, Cowboy, Cubo, Virgilio, il Lupo, Marco, Vilfredo, e Marco il gemello. L’ unica flebile luce giallastra proveniva dalle centinaia di candele accese sul pavimento della grande sala. Altre candele erano sul tavolo intorno al corpo nudo della ragazza che era lì sdraiata, sembrava priva di sensi. 
Il Gran Maestro a capotavola si levò in piedi e cominciò a parlare. Dalla sua bocca usciva una lingua sconosciuta e anche la voce non pareva più la sua. Nella sala cominciava sempre a fare più freddo. Era come se ogni fonte di calore fosse stata risucchiata non solo dalla sala ma anche dai corpi dei presenti. La ragazza gemette forse per il gelo che aumentava.
Un candelabro si rovesciò e cadde a terra come travolto da un passaggio di qualcuno. Uno di noi fece per rimettere in piedi il candelabro, ma lo fermammo con lo sguardo.  Non so se fu la suggestione, ma il pavimento sembrò muoversi come in un terremoto.
In quel momento il Gran Maestro salì sul tavolo e possedette la vergine. Si sdraio sopra di lei, sollevò a metà la tunica e  mise un pene di grosse dimensioni fra le cosce della ragazza. Poi pian piano glielo lasciò scivolare dentro dove diede una botta secca. Uscì un po’ di sangue, ma poche gocce, che si mescolarono allo sperma del Gran Maestro che invece sprizzò sul tavolo di quercia che era al centro della sala  dell’abbazia . Ciascuno di noi si arrampicò sul tavolo e possedette davanti e di dietro la ragazza. La lussuria doveva uscire da noi ci era stato detto.. Sul duro tavolo di legno mi sembrò quasi di farmi una morta, però eccitato dal fatto che avevo visto Marco e Vilfredo farsela prima di me  e dalla strettezza degli orifizi della ragazza che erano anche molto caldi rispetto al gelo intorno godei pienamente.
Poi ciascuno di noi si tagliò con un’ affilata spada il polso e lasciò colare il sangue che si mescolò. Ero scalzo come tutti e vestito solo di una tunica che era fradicia di sangue. Faceva freddo come in una tomba. Rabbrividii. Era un freddo innaturale che non ti penetrava solo fino al midollo, sembrava come se mi si fosse raggelato il cuore. A terra il sangue colato dal tavolo al buio sembrava disegnare grandi macchie nere. Il gran Maestro ci esortò ad alzarci. Pose sul tavolo una grande coppa d’ oro. Il nostro fiato si rapprendeva per l’ aria. Fuori dalle finestre infuriava uno di quei fortissimi temporali estivi. Mi accorsi che il sangue mi colava addosso finendo fra i peli pubici e sul  mio pene eretto e pulsante. Nella coppa d’oro pose del sangue Vilfredo e versò poi del vino rosso. E la coppa d’ oro passò di mano in mano a tutti i presenti, tutti, con essa si toccarono il cuore e bevvero un sorso. Sentii il freddo dell’ oro conto il mio torace caldo. E sentii la voce del Gran Maestro  che recitava il Salmo 17 :” Ti amo Signore, mia forza/ Signore mia roccia, / mia fortezza , mio liberatore. / Mio Dio , mia rupe in cui mi rifugio / mio scudo ,mia potente salvezza e mio baluardo. /  Invoco il Signore , degno di lode / e sarò salvato dai miei nemici. / Che Viva il Signore / e benedetta la mia roccia. / Egli concede al suo Re grandi vittorie / Si mostra fedele al suo Consacrato.”
Uno per volta si inginocchiavano davanti al Gran maestro che diceva: “Cari amati fratelli, la maggioranza del capitolo ha stabilito che tu postulante puoi essere ammesso nella Casa. Se qualcuno di voi ha qualcosa da dire in contrario, parli subito davanti a noi.”
Quello di noi che era inginocchiato diceva la frase rituale :”Mio signore sono qui venuto avanti a noi ad implorarvi per la Maestà di Dio nostro Signore, di accogliermi nella Casa accettandone tutte le regole e i benefici.”
A questo punto il conduttore del rito recitava per ognuno di noi: “ Fratello, voi chiedete molto, poiché del nostro amato Ordine, come di una quercia, non vedete che la parte esterna, la corteccia. La corteccia  che voi riuscite a vedere sono i nostri cavalli, le nostre armature, i nostri mantelli perciò credete che tutto ciò sia bello e che starete bene. Ma voi non immaginate nemmeno sotto la corteccia di quest’ albero quali durissime regole vigono all’ interno del nostro amato Ordine. Voi che siete un signore dovrete far da servo agli altri, perché d’ora in avanti non potrete più fare quello che volete: se vorrete dormire sarete svegliato, se volete mangiare vi dovrete alzare e sarete comandato altrove, se vorrete essere sveglio vi si comanderà di dormire, se volete digiunare vi sarà comandato di mangiare, se vorrete andare in terra di Acri vi si manderà ad Antiochia, se vorrete rientrare a Sion, sarete inviato in Francia o in Inghilterra, se vorrete andare da una parte vi si manderà da quella opposta e voi non potrete domandarne il perché, tutte le dure parole di rimprovero che avrete, dovrete sopportarle in nome di Dio. Se così volete alzatevi e fate un passo avanti.”
Allora a questo punto il postulante in piedi tenendo la spada a mò di croce in mano recitava il giuramento dei Templari:” Signore che spieghi i cieli come una tenda di luce, Signore che fai dei fulmini i messaggeri della Tua Maestà, davanti al Tuo sacro altare, dove si adempì la suprema immolazione, noi leviamo alta la spada della luce, per depositarla i piedi dell’ altare  come testimonianza del nostro giuramento. Signore dio delle armi, noi lo giuriamo per il Cristo, giammai contro il Cristo, per la guardia dei pozzi, per la verità e la giustizia. Contro gli oppressori, contro i mietitori di scandali, contro i corruttori dell’ innocenza, contro la menzogna liberata, contro i traditori delle fazioni e dei partiti. Noi lo giuriamo di impugnare la doppia spada: quella d’ acciaio levigata e quella della parola splendente e fulminante. Giammai noi attaccheremo per primi. Giammai noi provocheremo per primi. Tre volte noi sopporteremo l’ ingiuria. Tre volte noi ignoreremo il disprezzo e la menzogna.  Ma quando la spada brillerà nel sole come un colpo di chiarore tuonerà la parola. Allora noi non indietreggeremo di un solo passo, non taceremo che dopo il silenzio dell’ avversario. Davanti ai ranghi degli angeli, nostri compagni d’ armi noi lo giuriamo al Cristo re della gloria. Chiunque rinnegherà questo giuramento sarà per noi e per gli angeli rinnegato. Niente per noi Signore, niente per noi, ma per la sola gloria del tuo nome.” 
 Il Gran Mastro diceva a conclusione: “In nome di San Giorgio, Sant’ Andrea e San Michele Arcangelo, noi ti ammettiamo a tutti i benefici della Casa, promettendoti la nostra fratellanza e il nostro aiuto, ma anche molta pena e molti combattimenti.”
E a ciascuno si donava una rosa rossa.
Quando lasciammo l’ abbazia appena fuori dalle mura mentre recuperavamo le auto apparve in fondo  alla strada ad abbaiarci un grosso cane nero…che poi scomparve nella notte…”.

Letto tutto? Sapete cosa ho detto io ad Angelo appena ho terminato sbiancata di leggere il manoscritto? "Ma questa ragazza è morta!". E lui più bianco di me: "Nooo, dici? Sarà stata una escort pagata per fare quel cinema".
Poi abbiamo messo a punto delle cose che ora non dico, riservandomi di spiegarle, sul caso di Emanuela Orlandi, in silenzio ho studiato per mesi, poi ho chiesto alla stampa di pubblicare una certa foto di Emanuela e...magia...si sono sciolte le corde vocali a certi che ora si autodenunciano di essere coinvolti nel sequestro della ragazzina ed è stato ritrovato il flauto che Emanuela suonava e aveva con sè quando è sparita, anni e anni fa, e da allora abbiamo solo avuto a mio parere un sacco di balle, di falsissime piste, depistaggi manovratissimi, suggestive ipotesi che ci hanno portati lontanissimi dalla verità, e dal corpo di Emanuela! Questo che pubblico è la punta di un iceberg ghiacciatissimo che ho indagato fino nelle fondamenta, grazie a Izzo, che non può parlare come me per ragioni che spiegherò per filo e per segno, ma grazie al suo cuore che mi ha aperto, vulnerabile anche se sa che gli voglio un bene da pazza, "sto davanti a te come Sigfrido tremante" mi ripete, e se anche è morto mio figlio come in altri casi di studiose di queste materie difficili in uno strano incidente ancora tutto da svelare, e lui si è disperato facendomi vedere che si sarebbe morso la lingua,  vado avanti. Avanti tutta! E lui? Mi ha dedicato quel brano degli Stadio "Sorprendimi" e poi mi ha minacciato: "Io non ti mancherò mai, capito? Tuo per sempre". 


Il brano sul "sacrificio di Valvisciola" è tratto da una specie di romanzo in cui chi scrive è sempre Izzo ma si immagina come una voce narrante e per questo parla di sè in terza persona. Se lo avesse scritto uno qualsiasi comunque per me avrebbe dovuto avere la garanzia letteraria di un Umberto Eco, e anche di lui si mormorano parecchie cose circa presunte simpatie per ambienti stranamente esoterici, ma che sia Izzo accusato di femminicidi a fare queste narrazioni demoniache per me è inammissibile. Non che uno anche detenuto non  abbia la libertà di dire tutto quello che gli passa per la mente. Ma dovrebbe farlo in narrazioni per serissime valutazioni alla Michel Foucault del College de France, cioè per spiegare alla sana giustizia e all’opinione pubblica attentissima la natura profonda dell’accusato, anche il mostro, anche il reietto, anche quello che di peggio volete, ma non che un condannato per turpi omicidi vada a ruota libera senza freni e nessuno chieda come, dove, perchè, quale parte della memoria contiene queste visioni o fatti, che poi non sono produzioni immaginifiche ma un contesto di delitti tutti quasi di donne legate a nomi, ambienti, riti, associazioni di date e di simboli.
Cosa avreste fatto voi a posto mio oltre che alzare la voce e pretendere di capire quale vita fa, quale progetto segue  e quale staff si occupa di un detenuto tanto complesso, attorniato anche da preti di svariati ordini sempre molto strani e che io ho segnalato serissimamente alle autorità competenti. E vi dirò filo e punto perchè. La famiglia pare svanita secondo me da sempre, anche se molto religiosamente lo hanno sempre seguito cristologicamente a distanza, ma una cosa sono gli occhi altro e sono le preghiere non sempre così pulite come uno si illude, amici e conoscenti non si vedono da anni, gli avvocati si limitano al minimo, ci sono io che mi sono intrufolata lì dentro. Ma vi pare possibile? A che serve sforzare la mente a questo modo se fatti tanto orrendi manco sono elaborati, ma prima di tutto indagati come meritano di essere. Perchè mentre leggo e ne parlo con Angelo non facciamo saggistica alla Dan Brown, lui mi dice tanto di decine di donne mica morte nella sua fantasia, per davvero. E non come in un romanzo, ma in orrende esecuzioni. Spiega, narra, cita, indica, scarta, rivela, insiste...cioè Izzo sa di un fiume di femminicidi e peggio, di casi manco mai venuti fuori. Di cose che io sono andata a verificare e sono morti reali e terrificanti. Mi ha detto: “Bah..se facessi ritrovare il corpo di Yara Gambirasio, forse un premiuccio me lo danno”, sperando di poter fare “un salto a casa” come dice lui. Oppure mi ha fatto notare che è sparito il particolare della "svastichetta" sulla caviglia di Melania Rea dagli occhi dei giudici. Fatto sta che dopo quattro giorni hanno trovato la povera Yara in quel campo a quel modo. “Oddio, Angelo, una cosa spaventosa”, ho commentato. “Nooo, non ha sofferto credo..”. E ha abbassato lo sguardo. 
“Ma perchè non hai mai dette queste cose?” “Non le ho mai dette, eh? E perchè scrivo da anni ...Provaci tu, tanto brava, a far uscire qualcosa”. Dopodichè rientra nel suo antro e penso che se da una parte è sollevato dall’altra maledice il giorno che mi ha sposato.

Non voglio danneggiare Izzo, voglio aiutarlo e aiutarlo per il bene. Però io voglio la verità e non la ribalta. Per cui parto da qui. Voglio provare a spiegare chi è raccontando quello che è dentro, laggiù dove alcuni dicono che si va solo con l'ipnosi.  Gli voglio bene, e questo me lo metto sulle spalle, l’ho già fatto e si è rivelata una croce anche per me, ma perchè credo fermamente che la sua vera verissima storia sia la chiave di tante altre cose oscure, voglio andare oltre il “mostro del Circeo” con cui si è liquidato un uomo ma non il suo lato nero. Non è certamente un santo, per carità. Ma chi altro?  Questo intendo portare alla luce. Entrare dentro di lui, non io, uno, tutti noi, dentro dove non è arrivato nessuno, perchè è l’unico modo di fare del bene a lui e a tanti. Con buona licenza da parte di tanti bravi e dotti psichiatri, psicologi e criminologi che mi perdoneranno se mi permetto quasi di rubar loro il mestiere, affatto. Anzi spero che mi aiuteranno e che sosteranno soltanto la verità.
Vi racconterò tutto quello che so dei cosiddetti delitti rituali, sapendo che probabilmente mi  leggeranno anche i diretti interessati. Meglio così, e sono certa che capiranno perchè.
4 – copyright Donatella Papi