lunedì 24 agosto 2015

Funerali d'oro e rose per Vittorio Casamonica, chi era il boss di Roma alla conquista del Paradiso

Siete mai stati a Chinatown a New York? Perché se siete stati nella Chinatown della Grande Mela almeno una volta avrete notato che le guide segnalano che “se siete fortunati potrete assistere a un funerale cinese” e i  funerali cinesi sono sfarzosi e pomposi all’incirca come quello che ha suscitato tanto scalpore e che si è svolto di recente a Roma di Vittorio Casamomica,  capo indiscusso di una delle più potenti famiglie di “zingari”. Capisco lo sconcerto e le obiezioni, ma io sono del parere che dobbiamo guardare a queste realtà in modo diverso rispetto al passato, superando i limiti dei pregiudizi e allargando il campo del giudizio critico. Gli "zingari" non sono solo quelli contro cui ci scagliamo. Ci sono anche zingari famosi di cui ci dimentichiamo in buona o meno buona fede chi sono o chi sono stati, a cominciare da Charlie Chaplin, nato su un carovana da una mamma a quanto pare Rom. E l’elenco dei famosi sarebbe lungo, ma su questo popolo dai tempi delle persecuzioni razziali grava una Shoa mai terminata e di fatti , benché donne, uomini e bambini vivano nelle nostre città, soprattutto a Roma, in quelli che chiamiamo “campi”,  non si è trovato il modo di porre fine a questa condizione di degrado e discriminazione.

I Rom vivono per lo più di piccoli o grandi espedienti, la maggior parte raccoglie soprattutto il ferro dove lo trova, anche nei cassonetti, girano in lungo e largo le nostre strade coi loro camion vecchi  e rumorosi su cui portano di tutto, tutto quello che anche gli diamo pensando di avere a che fare coi “robivecchi” e per cui la coscienza è in pace.  Mentre il resto d’Europa e soprattutto la Romania ha integrato e risolto in gran parte la questione dei Rom, transitandoli dall’emarginazione  in cui versavano alle soglie di una civile sopravvivenza, per noi italiani gli zingari rappresentano l’ultima occasione per sfogare il nostro inguaribile, vergognoso, becero razzismo ignorante. Ce la prendiamo coi Rom, che sono in Italia da oltre un secolo, che non hanno mai commesso omicidi efferati come ne avvengono tutti i giorni, che non hanno mai avuto grandi arresti per mafia, che sono tutt’al più i soliti protagonisti dei borseggi, dei furtarelli dei ragazzini che sfilano il portafogli, forse alcuni faranno i pali di qualche furto con scasso o sono trovati con qualche catenina in tasca che fondono e poi riciclano, perché? Per mangiare, pur di avere qualche soldo per nutrire i loro figli e nutrirsi loro stessi. Lo so perchè ho vissuto tra alcuni di loro per conoscerli, capirli e aiutarli. Si dice ci sia anche dell'altro, ma io, sarò stata fortunata, non ho visto niente del tanto male che si urla e lamenta.
Forse tutto quello che si dice sugli zingari non è vero? Il buono e il cattivo sono ovunque, certamente ci sono emarginazioni che scadono nelle illegalità,  ma anche degli ebrei della Shoa, anch’essi erranti senza una terra, si diceva tutto il male peggiore e così nascono e si radicano le discriminazioni, le persecuzioni, le diversità.

Una carrozza nera e oro trainata da cavalli col pennacchio, un aeroplano che spargeva addirittura petali di rose, la musica del Padrino, gigantografie sui muri e una in particolare dove stava scritto “hai conquistato Roma, ora conquista il Paradiso”. Quanto basta per suscitare sul funerale di Vittorio Casamonica scalpore e il classico “vomitatoio” mediatico con la gente a cui è consentito dire di tutto come ai tempi del nazismo, però in pieno governo retto dai patrioti partigiani che la presidente della Camera Laura Boldrini ha ricevuto a Montecitorio come padroni di casa, per ascoltare il rimpallo delle accuse dei politici che fingono sbigottiti di non sapere, perfino il Vaticano cade dalle nuvole e deplora il fatto dopo che il Papa è stato di recente in visita in un campo Rom e a questo punto direi piuttosto a farsi il selfi da star del Cupolone tra mamme e bambini vestiti di poveri abiti per una coreografia da santo.  E questo sarebbe il Papa no-global  del "chi sono io per giudicare"? Mi spiace essere così caustica, ma conosco le sofferenze e il dolore di tanti Rom, che non sono certo benestanti.
Questo Paese, l’Italia, come dicono tanti, sembra finito nel cuore e nella misericordia. Mi pare abbiamo smarrito gli occhi per vedere, la mente per capire e la bocca per parlare in modo adeguato. Sembriamo una massa di persone schizofrenicamente scisse dalla realtà, che forse ai nostri governanti comporterebbe una Norimberga dell'immagine per mala gestione e dunque siamo spinti a non dover capire, a parlare a comando, oramai tutti intruppati nelle varie pagine di Facebook, nei gruppi social, mentre i giornalisti per lo più allineati diffondono versioni edulcorate quando non del tutto distorte dei fatti. 

Funerali sfarzosi tipici di etnie come quella dei Rom, o zingari che si voglia dire, ce ne sono in tutto il mondo e in tutte queste comunità c’è quello che c’è nella nostra, il buono e meno buono, ma pochi reagiscono come noi italiani sempre sull'orlo della polemica, della rabbia e della calunnia. 
Non entro nel merito se e come i Casamonica siano o non siano implicati in attività illegali, segnalo però che Vittorio Casamonica, il defunto, non mi pare sia mai stato implicato in reati di mafia e il giovane nipote, pur se agli arresti domiciliari, con uno slancio raro in una società codarda ha detto a chiare note alle agenzie di stampa: “Noi non siamo mafiosi”. Non credo sia la solita uscita di chi nega l'evidenza. C'è dell'altro, ma ci sfugge nonostante che abbiamo fatto dell'Italia il paese della accoglienza senza limiti.

A Bucarest nel 2009 si è svolto il funerale imponente della moglie di un noto cantante Rom. Ero in Romania in quel tempo e non ho sentito polemiche, anzi il Sindaco di Bucarest ha collaborato per garantire la massima sicurezza e il perfetto svolgimento della funzione partecipata da migliaia di Rom, mentre le televisioni hanno mandato a fare le riprese con gli elicotteri dall’alto per documentare le immagini trasmesse da tutti i telegiornali. Ma forse il cantante non era un “padrino”, direte voi,  forse era un Frank Sinatra zingaro.
Il problema non è solo il razzismo, su cui “ruspa” Matteo Salvini per ridividere il fronte politico secondo me insopportabilmente in modo reazionario. E non è neppure che, essendo l’Italia zeppa di disgraziati, sia esplosa l’intolleranza organizzata ad orologeria . Non è solo questo, a mio parere.  La verità, per me che da anni seguo e studio i Rom,  è che nell' inchiesta giudiziaria denominata Mafia Capitale mancano molti milioni di euro destinati, quando era Sindaco Gianni Alemanno, dal Dipartimento per i Rom della Ue a sanare in fretta la condizione di immane violazione di diritti fondamentali constatata dai dirigenti comunitari nei campi italiani. I fondi sono stati presi e poi girati altrove e su questo altrove c’è molto da dire, visto che nelle intercettazioni oltre alle frasi note e riportate dai media del duo Carminati-Buzzi, quelli che dicevano che “i Rom rendono più delle droghe”, roba questa sì da mafia politica, ci sono soprattutto i commenti spregevoli al di là di ogni limite con cui si legittimavano le distrazioni di denaro e  che poi sono le stesse frasi violente e razziste che si leggono e sentono da tanti.

Il funerale che diventa scandalo pare  proprio un depistaggio mediatico in piena fase giudiziaria di quel capitolo vergognoso e grave che sono i fondi stanziati per gli stranieri, i profughi, i Rom, rubati non solo da faccendieri e mafiosi ma di fronte a una classe politica che ora contesta gli eccessi  e le tradizioni eccentriche di una famiglia zigana con tutti i suoi difetti e forse illeciti.  
Ma c'è anche dell'altro. Secondo me sfuggono anche particolari a cui nessuno bada più, tutti presi ad accusare il prossimo. Non voglio parlare di Rom e illegalità perchè scagli la pietra chi può permetterselo, ma so che è tradizione di questo popolo spendere tanto, anche tutto, per un funerale ricco, perché gli zingari sono anche  gente  della carità, in ginocchio, nei campi, sui carri del ferro, agli angoli delle strade, che sogna le carrozze e le grandi auto fiammanti, che però possiede una sola famiglia per tanti, come spesso pochi bambini mangiano sotto agli occhi di tanti altri che li guardano e si saziano con lo sguardo, come sanno bene i Casamonica quando dicono “siamo boss” a tutti quelli che piangono di miseria, di malattie, di morte, di dolore e discriminazione, questa etnia antica e nomade  che viene dalle lontane Indie al seguito di una stella e va dai Sinti ai Gipsy americani passando per le Asie, la Turchia, la Grecia, tutta Europa, di cui sarebbe ora di fare la storia e rivelare anche la dignità. Ebbene sappiate che per quanto incredulo possa sembrare queste famiglie hanno un credo. Ed è un credo che recita così: è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago…Lascia tutto e vieni con me.
copyright 60 - Donatella Papi

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